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I requisiti per diventare Agente di commercio

A partire dal 12 dicembre 2012, con l’entrata in vigore del d. Lgs. n. 59/2010, pubblicato sulla G.U. il 13.01.2012, il ruolo agenti e rappresentanti di commercio è stato soppresso.

L’esercizio dell’attività rimane in ogni caso subordinata al possesso dei requisiti morali e professionali, richiesti dalla legge n. 204/85 che stabilisce inoltre che l’attività di agente debba essere: "incompatibile con l’attività svolta in qualità di dipendente, ad eccezione del dipendente pubblico in regime di tempo parziale non superiore al 50% delle ore complessive previste dal contratto; è preclusa a coloro che svolgono attività di mediazione o che sono iscritti nell’albo dei mediatori creditizi”. Si sottolinea che, a partire dal 12 maggio 2012, chi vuole iniziare l’attività di agenzia e rappresentanza di commercio deve presentare al Registro delle imprese apposita dichiarazione denominata S.C.I.A (Segnalazione certificata di inizio attività) in cui si dichiara di essere in possesso dei requisiti moralli e professionali richiesti dalla legge.

Le persone fisiche e le società, iscritte al ruolo agenti ormai soppresso ed esercitanti l’attività di agenzia e rappresentanza, devono aggiornare la loro posizione nel Registro Imprese, pena l’inibizione alla continuazione dell’attività. Le persone fisiche, iscritte nel soppresso ruolo, non esercitanti l’attività di agenzia e rappresentanza, possono invece iscriversi nell’apposita sezione REA.



"Requisiti” necessari per esercitare l’attività di agente di commercio.

Per l'abilitazione all'esercizio dell'attività di agente e rappresentante di commercio le persone fisiche o legali rappresentanti di società devono dimostrare di:

– aver compiuto la maggiore età;
–non essere interdetto o inabilitato; – non aver riportato condanne per delitti contro la pubblica amministrazione, l'amministrazione della giustizia e la fede pubblica, l'economia, l'industria e il commercio, o per delitto di omicidio volontario, furto o rapina, estorsione, truffa, appropriazione indebita, ricettazione e per ogni altro delitto non colposo, per il quale la legge commini la pena della reclusione non inferiore, nel minimo a due anni, e nel massimo a cinque anni; non essere stato sottoposto a misure di prevenzione ai sensi della normativa per la lotta alla delinquenza mafiosa;
– non svolgere attività in qualità di dipendente presso persone, associazioni o enti, privati o pubblici; non svolgere attività di mediazione (come già evidenziato poc’anzi).

Non tutti i reati inibiscono ad un soggetto la possibilità di esercitare l’attività di agente. In particolare il legislatore ha inteso inserire nel novero solo quei reati che abbiano attinenza con l’attività effettivamente svolta da un agente. E’ dunque evidente che una condanna per truffa o appropriazione indebita siano considerati talmente gravi (proprio perché attuabili nell’esercizio dell’attività di incasso come avviene per alcuni settori) rispetto ad altri.


A prescindere dai reati che comportano l’impossibilità o meno di esercitare l’attività di agente di commercio, ci si dovrebbe chiedere perché nell’immaginario collettivo l’agente di commercio sia diventato un soggetto “pronto a tutto pur di vendere” e magari “senza scrupoli”.

Chi conosce la categoria sa benissimo che il mondo agenti è formato in  maggioranza da professionisti seri, che ogni giorno con sudore e fatica svolgono con estrema serietà e al meglio il proprio incarico. Tuttavia il mondo agenti è stato a volte “rovinato” da un numero di spregiudicati che, non rispettando le regole, ha creato danno irreparabile a tutti gli altri.

Solo il rigoroso rispetto delle regole può favorire l’emarginazione di chi non è degno di essere qualificato “agente”.

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